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245 10|aIl senso e la narrazione|h[electronic resource] /|cby Giuseppe O. Longo.
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505 0 |aLa specie impura -- Il velo oscuro: scienza e narrazione -- La parola e la realtà -- Postfazione.
520 |aGli umani sono creature della narrazione: infinitamente narrano e si narrano, intrecciano dialoghi, accendono storie per illuminare le buie caverne del cuore e del mondo, recuperano e trasmutano ricordi. Viviamo tra una realtà soda e scabra, inconoscibile, una fornace enorme di perturbazioni e richiami e colori, e un’interiorità elusiva, delicata ed effimera: e tra le due, tra il mondo e noi, tessiamo col pensiero e con le parole un fragile ponte, un ponte che si chiama senso. Dondola questo ponte al soffio ineguale di un vento cosmico, lasciando cadere fosforici frammenti: clessidre improvvise, anonimi centauri, geometri insonni, sillogismi lontani, stirpi scomparse, neri basalti, anacoreti folli, plesiosauri silenti, flauti e cornamuse... Queste particole luminose compongono e ricompongono figure, e su quelle figure ci facciamo domande e narriamo storie. Solo la vertigine del domandare e del narrare può dar senso a una vita che alcuni dicono intessuta di pura casualità. Staccati per sempre dalla florida matrice del mondo, tormentati dal pensiero, prigionieri delle parole, schiavi dell’interpretazione, smarriti in un lungo corridoio di specchi affacciati: siamo al centro di un grande, incomprensibile rimbombo. Questo rimbombo è la lingua del mondo, una lingua frenetica e densa, segreta e appassionata, una lingua che è nelle cose e nella luce e nel mare e nelle ciglia, una lingua che non cessa di essere parlata. E quella lingua vorremmo parlare correntemente, ma non sappiamo. Allora ci costruiamo altre lingue per narrare e narrarci le fiabe. Questa narrazione continua, a tratti, sembra dare un senso al mondo e a noi nel mondo: a questo senso ci aggrappiamo, rifiutandoci di credere che sia soltanto una tenace illusione.
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